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CONCLUSE LE ELEZIONI ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTO DI ROMA. UNA RIFLESSIONE SUI NUMERI E SULLE REGOLE.

CONCLUSE LE ELEZIONI ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTO DI ROMA.

UNA RIFLESSIONE SUI NUMERI E SULLE REGOLE.

Voglio prima di tutto congratularmi con tutti i nuovi consiglieri dell’Ordine degli Architetti di Roma, tutti riconducibili alla lista pro architettura in movimento, che li ha visti prevalere nettamente sugli altri candidati perché, meglio degli altri, me compreso, sono riusciti a convincere un maggior numero di colleghi a venire a votare e a dare a loro la preferenza.

In questa sede non mi interessa esprimermi su un loro presunto orientamento politico a destra, o sulla quasi totale assenza di liberi professionisti (ancorchè preoccupante), né sul nuovo che nuovo non è, ma sulla rappresentanza, sui numeri, sulle regole, e, in definitiva sulla nostra legge elettorale che andrebbe riformata, senza nulla togliere ai meriti di chi ha legittimamente vinto le elezioni.

È del 18 ottobre scorso il pronunciamento del CNAPPC che ha dichiarato decaduti i quattro consiglieri dell’Ordine di Benevento, eletti per il quarto mandato consecutivo in contrasto a quanto previsto dall’ormai noto DPR 169 del 2005.

Mi domando allora:

·         perché il CNAPPC esprime questo pronunciamento nella fase conclusiva delle elezioni all’Ordine di Roma?

·         è giusto rimediare all’irregolarità di Benevento semplicemente sostituendo i quattro consiglieri decaduti con i primi quattro dei non eletti.

·         come potevano cambiare i risultati se fosse stata impedita prima la candidatura dei quattro consiglieri, e come sarebbero cambiati gli schieramenti e quindi i risultati a Roma se fosse stata fermata in tempo la candidatura del Presidente uscente, consigliere del nostro Ordine da 18 anni consecutivi ?

·         Mi sembra che questo sia un argomento già sufficiente per un ripensamento delle regole per le elezioni dei Consigli degli Ordini che tenga anche nel giusto conto le eccezioni di incostituzionalità mosse da alcuni sul DPR 169/2005.

E poi qualche numero:

i 15 consiglieri eletti, tutti della lista pro architettura, hanno riportato un numero di preferenze variabile da 1249 a 1539, che equivale ad una rappresentanza del 36 % circa dei colleghi che sono andati a votare, che scende al 16% per i candidati della lista Noi architetti e al 15% circa per i candidati della lista facciamordine.

Ma i colleghi che hanno votato, che sono circa il 21% degli iscritti al nostro Ordine, sono un campione, certamente significativo per un sondaggio, ma non adeguatamente rappresentativo della volontà dei colleghi.

E quindi:

·         perché non legittimare la presentazione di liste di candidati che si riconoscano in un programma condiviso?

·         perché non prevedere all’interno del Consiglio dell’Ordine una rappresentanza proporzionale eventualmente con una soglia di sbarramento ?

·         perché non ridurre il numero delle preferenze esprimibili, anziché costringere l’elettore a trascrivere, spesso sbagliando, i nomi di 15 candidati ?

·         perché non prevedere criteri che, nel rispetto dell’anonimato, garantiscano a tutti, soprattutto a quelli che, come nella provincia di Roma, hanno difficoltà a raggiungere la sede dell’Ordine, la possibilità di esercitare il diritto di voto ?  

Mi auguro che a queste domande venga data una risposta prima delle prossime elezioni del 2021 e che i consiglieri appena eletti vogliano tenerne conto aprendo un tavolo permanente di confronto con tutti i 99 candidati non eletti, ma anche con i Sindacati dei professionisti e le associazioni più rappresentative per un rilancio non più rinviabile dell’Ordine degli Architetti Pianificatori e Paesaggisti di Roma.

Sarebbe un bel segno di intelligenza e di democrazia

Giancarlo Maussier