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Ancora un infortunio in cantiere, riaffermare cultura della sicurezza

Un operaio precipita da un tetto che stava riparando. È accaduto a Montespertoli (Firenze), nella frazione di Martignana, dove l’uomo – impegnato in lavori di riparazione del tetto di un capannone – è caduto per il cedimento della copertura, da otto metri di altezza, procurandosi diverse fratture e ferite. Prontamente soccorso dal 118, l’operaio, che non sarebbe un dipendente dell’azienda ma un esterno, è stato accompagnato all’ospedale di Empoli, dove le sue condizioni sono state giudicate serie. Questa la notizia, ripresa dalle agenzie e riportata con poche righe sui quotidiani locali. Al di là dello scarno comunicato dobbiamo tutti porci delle domande: chi era l’operaio? Da chi era stato ingaggiato e con quale tipo di contratto? Era un lavoratore autonomo o dipendente di una impresa? Aveva avuto una formazione in materia di sicurezza nei cantieri edili? Conosceva i rischi che correva? Era dotato dei dispositivi di protezione individuali? Qualcuno si era preoccupato di verificare la tenuta della copertura? Sarà sicuramente aperta un’inchiesta che darà le risposte a queste domande, ma non restituirà certamente la serenità a questo operaio che ha rischiato seriamente di perdere la vita . Questo ennesimo episodio ci conferma la validità dell’iniziativa che ormai da otto anni potiamo avanti celebrando l’OTTAVA GIORNATA NAZIONALE PER LA SICUREZZA NEI CANTIERI per continuare a percorrere la strada intrapresa il 26 febbraio 2010 con la celebrazione della “Prima Giornata” e insistere sulla campagna di sensibilizzazione portata poi avanti nelle successive edizioni, per promuovere e sviluppare capillarmente una vera e propria “cultura della sicurezza”, affinché essa diventi un patrimonio condiviso da tutti, operatori e non, del comparto edile, del mondo del lavoro, della collettività tutta. Un patrimonio del quale tutti possano rivendicarne, con legittimo orgoglio, la paternità, in campo nazionale e internazionale.