Categorie

aspetta...

Un congresso senza peones , di Giancarlo Maussier

UN CONGRESSO SENZA PEONES

L’Ottavo Congresso Nazionale degli Architetti P.P.C., recentemente conclusosi nella splendida cornice del Parco della Musica a Roma, può essere indubbiamente ricordato per la massiccia partecipazione di circa tremila colleghi, per lo spessore culturale di molti relatori e per l’efficienza organizzativa.

Un congresso che ha esaltato il nostro orgoglio di appartenenza a questa fantastica categoria.

Ma questo Congresso verrà anche ricordato per il silenzio assordante di alcuni illustri assenti, tra i quali la Sindaca Raggi, che pur avendo “messo in agenda”  e garantito la presenza, tramite la sua segreteria, non si è fatta poi né vedere né sentire, denotando menefreghismo e mancanza di rispetto nei confronti di tutti gli architetti intervenuti. Non è passata inosservata neppure l’assenza dei politici in genere, salvo una fugace e svogliata apparizione del Ministro Bonisoli, compensata da una mini parata di assessori, Sindaci, ecc..

Guardando poi sulla pagina della Rassegna Stampa del CNAPPC, non si può non notare l’assenza di tutti i media e delle testate giornalistiche di rilevanza Nazionale che hanno inconsapevolmente delegato la copertura dell’evento ai portali di settore e a qualche  volenterosa testata della Sicilia.

I temi trattati nel Congresso, come già annunciato nel titolo “Abitare il Paese”, hanno prevalentemente riguardato la gestione del territorio, nelle sue più ampie sfaccettature, urbanistica, sostenibilità ambientale, centri storici e periferie, mobilità urbana con la fantastica conferenza di Gil Penalosa dal titolo Creating Vibrant and Healthy cities for All seguita da tutti con interesse e attenzione estrema, ma indubbiamente poco o molto poco si è parlato di Architettura, intesa nell’accezione comune di progettazione e costruzione di un immobile o dell’ambiente costruito, e infatti qualcuno sui social ha anche lamentato, pur dichiarando di non avere partecipato al Congresso, l’assenza dell’architettura, raccogliendo numerose condivisioni e like al suo post .

Io ritengo invece che il vero grande assente di questo Congresso sia stato proprio l’Architetto e le organizzazioni che hanno la vera “rappresentanza” degli architetti, che non sono e non possono essere gli Ordini Professionali né il CNAPPC, e meno che mai la RPT di Zambrano, o il CUP, o la Fondazione Inarcassa che sono tutti organismi di derivazione governativa.

Qualsiasi rappresentanza è legittimata dalla libertà di scegliere l’organismo cui iscriversi ed aderire e non dall’obbligatorietà di farlo, come nel caso degli Ordini. La rappresentanza degli interessi degli architetti, la tutela dei loro diritti, il miglioramento delle loro condizioni di lavoro deve essere quindi riconosciuta e affidata ai sindacati e alle associazioni a libera adesione.

Gli Ordini degli Architetti P.P.C. sono organismi vigilati dal Ministero di Grazia e Giustizia, ai quali compete la tutela della collettività e della nostra Committenza, verso la quale si rende garante, con azioni di vigilanza e di controllo della qualità delle prestazioni svolte dai professionisti e del rispetto delle regole.

Pur se esprimo queste opinioni a titolo personale, non posso dimenticare di essere il Presidente di Federarchitetti Roma, ed in questo senso non posso non segnalare il gravissimo sgarbo fatto dal Presidente Cappochin nel “dimenticare” di invitare tutti i principali Sindacati e Associazioni dei professionisti tecnici , sia pure per un brevissimo saluto istituzionale, così come concesso ai rappresentatnti di altre Associazioni (INU, ANCE, FEDRLEGNOARREDO, ecc.).

Ho quindi molto apprezzato l’intervento di Erminio Petecca, che nel corso della parata dei rappresentanti degli Ordini Provinciali ha lamentato appunto la mancanza di risposte positive e incoraggianti per i suoi figli sul futuro della professione. Petecca ha raccolto una vera e propria standing ovation dai presenti in sala, che si sono persino alzati in piedi ad applaudirlo, ma questo intervento gli è costato una durissima  e inopportuna reprimenda da parte del Presidente Cappochin che ha invece affermato che doveva essere di gran conforto la presenza di un gran numero di partecipanti, che contrariamente a certe malevole previsioni, hanno dimostrato di non essere venuti a Roma per turismo. In questa dura replica il Presidente del CNAPPC, rispondendomi implicitamente, ha anche affermato che volutamente a questo Congresso non è stato dato un taglio da lui ritenuto  “corporativo” ed è per questo che non si è mai toccato il tema della condizione dell’Architetto, salvo poi contraddirsi clamorosamente in chiusura del Congresso quando, annunciando i prossimi passi che il CNAPPC farà sulla strada della proposta per una legge sull’architettura, ha anche dichiarato che ove non ci venisse dato ascolto su questa proposta, promuoverà una mobilitazione e una discesa in piazza degli architetti, senza rendersi conto che aveva appena assunto il ruolo improprio di rappresentante di una corporazione.

Ho notato a questo punto che anche Cappochin ha ricevuto, dagli stessi colleghi che avevano acclamato Erminio Petecca, la stessa standing ovation .

Il Congresso si è quindi concluso approvando per acclamazione il “Manifesto” sul quale invece avrei voluto avere l’opportunità di esprimere il mio voto, ma ho dovuto prendere atto che, come mi è stato detto in occasione di una delle riunioni che hanno preceduto questo importante evento, questo Congresso è impermeabile, e ne è dimostrazione il compiacimento di Cappochin nell’osservare che non erano state presentate mozioni.

Ci credo ! sarebbe stato impossibile farlo, perchè occorrevano le firme di 100 delegati in rappresentanza di 5 ordini professionali .

Un congresso blindato

Un congresso senza peones

Arch. Giancarlo Maussier

(Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma)