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Noi Professionisti e l’equo compenso: i puntini sulle “i”

Il ruolo dei Sindacati delle Professioni  è ben diverso da quello degli Ordini professionali in quanto questi ultimi sono organismi vigilati dal Ministero di Grazia e Giustizia, ai quali compete la tutela della collettività e della nostra Committenza, pubblica o privata, attraverso azioni di vigilanza e di controllo sulle attività svolte dai professionisti, per garantire ai cittadini la qualità delle prestazioni e il rispetto delle regole.

Ai Sindacati delle Professioni, e solo ad essi, compete invece la tutela dell’immagine e degli interessi, anche economici, dei Professionisti iscritti agli Ordini.

I Sindacati quindi, soprattutto quando regolarmente costituiti e strutturati a livello Nazionale e radicati sul territorio, come nel caso di Federarchitetti, svolgono una funzione di vera e propria “parte sociale”.

Ma i Governi e i Ministeri di turno hanno sempre ignorato persino l’esistenza di questa “parte sociale”, mai invitata ai tavoli di concertazione, preferendo l’autoreferenzialità, ovvero il confronto con gli Ordini, o con i Consigli Nazionali, troppo spesso filogovernativi, o, peggio, con la Rete delle Professioni Tecniche, o con soggetti del tutto estranei, come la “Fondazione Inarcassa”, Istituto parasindacale della nostra Cassa di Previdenza, tra i cui esponenti serpeggia ormai da tempo una vocazione sindacale che si è manifestata in maniera evidentissima nella manifestazione del 13 maggio a Roma di “Noi Professionisti” per “l’Equo compenso”, che, nei fatti, poco aveva a che fare con l’equazione Equo Compenso = Qualità della prestazione=Tutela del Cittadino, tanto che, non a caso, i cittadini e i consumatori non erano tra i partecipanti al corteo, anche perché forse neppure invitati.

Si è trattato quindi di una manifestazione promossa e pagata da Ordini professionali (Architetti e Avvocati soprattutto) che , per l’occasione, hanno indossato abusivamente i panni dei Sindacati per promuovere  una rivendicazione tipicamente sindacale.

E così finalmente alla domanda dei professionisti “… ma l’Ordine cosa fa per noi ?”, i promotori della manifestazione, e tra questi i candidati ai prossimi rinnovi dei Consigli degli Ordini, sapranno cosa rispondere.

Noi dei Sindacati  delle professioni tecniche non potevamo non esserci, perché siamo stati invitati a partecipare al corteo (ma non al Comitato Promotore) e perché, in quanto “parte sociale” siamo gli unici soggetti legittimati a rivendicare il rispetto della nostra dignità di lavoratori, anche attraverso il riconoscimento di un Equo Compenso.

Non ci si può comunque rimproverare di non essere i protagonisti nell’organizzazione di eventi o manifestazioni di protesta che portino la vera voce dei liberi professionisti nelle stanze delle Istituzioni, sia perché quasi tutti gli Ordini e i Consigli Nazionali, ci vedono come concorrenti, attorno ai quali fare terra bruciata, sia perché le nostre risorse sono limitatissime e volontarie, e non frutto di contribuzioni derivanti da automatismi come nel caso dei ben più ricchi Sindacati dei lavoratori dipendenti.

E a questo proposito, per mettere ancora un puntino sulle “i”, vorrei ricordare che l’esercizio della professione è subordinato all’obbligo di iscrizione all’Ordine e al pagamento di una tassa annuale di importo non trascurabile, mentre l’iscrizione ad un Sindacato è invece facoltativa e soggetta al pagamento di una quota di pochi Euro.

 

Giancarlo Maussier,  Presidente di Federarchitetti Roma 

 



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